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De.licio.us
(02/06/2007 - 10:17)

2007 the return of liquid year

di hikikomori

Sono sicuro che a nessuno verrebbe in mente di ricordarsi di me (spero che sia così in effetti perché ho deluso moltissimi amici che mi hanno scritto, chissà perché). Ho deluso tutti quanti, lo so, essere immaginari è già difficile da svegli, figuriamoci in coma.

Sono entrato in coma per la rottura di un aneurisma (così mi hanno detto) e quando mi sono svegliato avevo un tubo che mi entrava dentro come una protesi a rovescio, il mondo mi entrava dentro come un braccio entra in una parete. Che cosa ci sia al di là della parete non lo so. Il mio interno è un mistero.
Dove sono stato, per quanto tempo non l'ho voluto sapere. So che ore sono, che giorno è ma voglio ignorare il mio strappo, quello strappo che mi ha fato dormire senza potermi destrutturare. Non ero più io che fuggivo dal mondo ma era il mondo che se n'era andato insieme a me.

Ero morto, lo sono stato completamente anche se il mio cervello funzionava, i reni, il cuore, i polmoni, il fegato, l'ipofisi e tutte quelle cose lì che hanno nomi di origine latina o greca, due lingue che vorrei conoscere perché sono la vera saggezza dell'occidente al quale guardo con la nostalgia delle cose che non si sono mai possedute.
Ho dormito? Se quello è dormire... fluttuavo in uno stato di dormiveglia senza memoria. Ricordo (così si dice ancora dopo essere morti?) luci e penombre, suoni e vibrazioni. Ma non ricordo il corpo, dov'era messo, se aveva sete o fame, non ricordo di aver mai avuto un corpo prima di questo che ora ingombra lo spazio tutt'intorno a me.

Mi sembra di essere un nucleo sferico, puntiforme, dentro una di quelle meravigliose macchine robotiche dei vecchi cartoon. Ma parlo di quelli vecchi, gloriosi, insulsi e per questo tanto amati.

Non è bello sapete? Ritrovarsi così all'improvviso sveglio dentro qualcosa che non ricordavi di essere. Mi hanno detto che ero diventato Hikikomori, che me ne stavo tutto il tempo chiuso dentro la mia camera, che mi portavano il cibo, che non mi piacevano le verdure a foglia chiara (perché i miei genitori mi dicono queste cose? vogliono ferirmi o vogliono dimenticare qualcosa? Sento una sorta di rimprovero coagularsi intorno a quella faccenda delle foglie di verdura troppo chiare).
I miei genitori. Li riconosco, sono facce e sentimenti e stomaco che si tende ma non so che cosa siano veramente. Mi guardano, i loro occhi cercano qualcosa che non so dov'è. Non posso darglielo, non me lo ricordo.

Vorrei ricordare ma non posso. C'era un qualcosa che era una via di mezzo fra il buio ed un ronzio continuo. Il sonno dell'ingiusto. Il coma non è divertente, sei sospeso nel nulla o in qualcosa che vorresti allontanare con la mano ma non è facile quando la tua mano è una nube azzurro neon.

Non voglio parlarvi del mio coma, non mi interessa ciò che non ricordo. Adesso esco ed entro dalla stanza, più spesso di prima, dicono così i miei genitori. Ma non capisco di che cosa parlino. Io non ricordo che cosa facevo prima però ricordo alcune cose, la lingua con cui scrivo, frammenti di inglese e di qualcosa che però non è definito, una lingua parlata ma non scritta, qualcosa di ancestrale o di assolutamente inventato non ricordo da chi o perché.

I capelli mi sono ricresciuti e la cicatrice non si vede quasi più. Sono stati bravi. I chirurgi, mi hanno restituito il nulla così che potessi raccontarvi che prima di addormentarmi sapevo chi ero, adesso so solo che lo sapevo.

Secondo voi è cambiato qualcosa o tutto è come era, solo che non lo sapevo?

Ma voi davvero ci siete o siete solo tulpas?
Qualcuno di voi mi ha scritto, non so perché, che cosa c'era di interessante nelle cose che ho scritto? Le ho lette ma mi sono sembrate artificiali, estranee; le ho scritte io? Sì devo averlo fatto perché c'è il mio nome. Ma come dire, mi sono svegliato adesso e mi scappa la pipì, la stanza è fredda e non riesco a decidermi di scendere dal letto. Ecco, mi sento così. Non so se potete capirlo. Il coma mi ha reso quello che ero in potenziale o mi ha tolto solo ciò che era in più.

La cicatrice sulla testa sembra un punto interrogativo.
Sta bene lì dov'è e comunque non potrei spostarla. L'Universo è una costante oscillazione.

Hiro

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(15/06/2006 - 15:52)

Giugno 2006 Magari fossi scomparso nel nulla...

di hikikomori

Voi credevate che fossi finito in un sogno sognato in un mattino di primavera. E' così? Sono tornato dopo 2 anni di silenzio, sono per dirvi che niente è come sembra.

Ed io non sono più lo stesso mangrado il mondo mi abbia preceduto.

Tutto è cambiato ma non i miei antenati. Ho studiato molto in questi anni, ho studiato molte materie che hanno cambiato la mia prospettiva della realtà. Adesso so che non è più quella di prima sono perché non mi chiedo più chi sono ma cosa debbo fare di quel che sono.

E questa non è una cosa facile da decidere. Una delle decisioni più difficili è stata quella di tornare a scrivere sul Blog che il mio traduttore ha aperto per me.

Per ora non aggiungerò molto di più, sono ancora un po' confuso sul ruolo che questi scritti hanno avuto in tutta questa vicenda. Mi semrba che sia passato un millennio ed invece era solo il 2004.

Niente è come appare, niente è come vogliamo che sia, tutto si muove e le cose hanno colori cangianti.

Grazie per avermi scritto, qualcuno di voi è tornato spesso, altri sono come nubi nel cielo d'autunno.

Io non c'ero e se voi volevate credere che ci fossi, ebbene, c'ero veramente. Ma solo nel vostro immaginarmi.

 

Ciao  a tutti,

Hiro.

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(18/03/2004 - 07:33)

di hikikomori

18/03/04

 

Quasi un mese!

 

No, che non mi sono perduto nella mia stanza! E' così piccola che è davvero difficile perdersi.

  Cettina mi scrive ancora, dopo tanto tempo. Grazie per la tua curiosità, Nobile Cettina... mi fai sentire l’odore di terre lontane e questa solitudine virtuale perde un po' del suo rassicurante grigiore...

 

Com'è il tempo dentro di te? Il clima è una strana fiaba di cui non riesci mai, riascoltandola ogni volta, a ritrovare le stesse parole. Qui fa freddo ancora ma vedo dalla finestra che il tempo è pronto alla luce.

C'è stato un terremoto un po' più forte l'altra notte, ma qui tutto è come sempre, immobile.

Ieri un amico ha chattato con me per alcune ore e alla fine, prima di chiudere,

(doveva andare dagli amici. Una festa, credo...), mi ha chiesto se volevo provare ad uscire dalla mia “stanza di dentro”. Era una domanda che non sentivo

da tempo: tutti sembrano aver accettato questa mia scelta. E' strano davvero

sentirsi fare certe domande: come se un giorno qualcuno ti chiedesse: “Vuoi

provare a stare senza respirare per un po'?”

Comunque ho sentito qualcosa dentro che si muoveva... Ho paura, lo so! Non mi

piace questo mondo così com'è! Un Teatro medievale e un cuore Hi-Tec, super controllato, inquadrato, omologato, da sentirsi solo pezzi di apparecchiature che al primo urto si rompono e vanno sostituite. Non puoi studiare in una scuola che ti chiede di essere il migliore, il  più competitivo, quando ancora non sai come fare ad essere quel che stai ancora tentando di scoprire d'essere.

 

Non so da te come vanno le cose ma qui la scuola è da pazzi! Ti fa impazzire tutto quello che non puoi contenere in te come regola e come comportamento. Qui non si sceglie, si è selezionati come pesci raccolti in una rete da cui, se non scappi è perché sotto non c'è il mare.

 

Tu ce l'hai una stanza segreta dentro di te?

 

Perché mi scrivi Cettina? Ti senti sola anche tu e contrariamente a me non hai la forza di rinunciare alla vita che il mondo ti propone?

Ci sono cose tremende intorno a te come qui? Ma qui il tremendo è invisibile e pulito come una stuoia nuova e non scorre sangue, nemmeno nelle vene.

Ho sentito che anche in Spagna è esplosa qualcosa di più di una bomba, una sorta di guerra di idee che ha fatto molte vittime.

Che cosa orribile! Tutti quegli omicidi senza che gli assassini guardassero negli occhi le loro vittime: da noi, nel nostro orrendo e sanguinoso passato, nessun guerriero avrebbe mai ucciso un nemico senza averlo prima guardato negli occhi. ...Ma poi, quegli uomini e donne erano forse nemici di qualcuno?

Non c'è onore nell'omicidio del terrorista. Forse, in nessun omicidio, malgrado la società lo codifichi entro qualsiasi sia l'idea che lo sorregge.

 

So che è da vigliacchi vivere chiusi in una stanza ma vivere in un mondo dove gli uomini uccidono i loro compagni di viaggio solo per dimostrare al mondo che esistono, mi sembra una cosa assurda, una cosa che il tempo cancellerà come il vento soffia via la sabbia dal mio davanzale. Verranno dimenticati gli assassini e di loro, dei loro gesti, delle loro idee, non resterà nulla. Tutto inutile! Perché combattere uccidendo quando invece dovremmo costruire? Hai idea Cettina, di quanti milioni di anni sono stati necessari perché cause del tutto naturali e coincidenze fortuite abbiano contribuito a costruire questo mondo così come tu lo vedi?

Lo sai che la mia casa affonda le sue fondamenta in un terreno che moltissimi anni fa non era che fondale oceanico? E che anche la tua terra (la vedo qui su di un planisfero) era molto diversa ed il tuo Grande Vulcano (non tanto grande quanto il glorioso ed inutile Fujiama, vittima di infinite rappresentazioni pittoriche) è forse solo il frutto della spinta della grande zolla africana contro la piattaforma continentale europea? A che valgono le uccisioni

che insanguinano nel nome di una assurda idea di religione, quando il tempo

di queste orrende azioni non è che il battito di un'ala di colibrì,

se confrontata al grande respiro dell'universo? C'è davvero da impazzire o da sentirsi al sicuro. Io mi sento al sicuro solo qui. Per ora.

Sono stanco.

 

Mi chiedi un indirizzo a cui scrivere. Perché? ...Lo sai che ho paura di incontrare la gente in un terreno non mio.

Ma ci penserò... Se mi scrivi è perché hai qualcosa da dirmi e non si può non ascoltare il vento che soffia, qualunque sia la direzione da cui spira.

nel frattempo puoi scrivermi sui commenti del Blog mi farà piacere trovarti lì, quando meno me lo aspetto. Questo Blog non è solo una porta aperta verso l'Occidente...   è anche una necessità che nasce dalla curiosità che mi è rimasta, del mondo.

Grazie per la tua educazione e pazienza.

Hiro.

 

Messaggio per Rocco:

Ciao Rocco: se passi ancora di qui e vuoi scrivermi sul Blog per parlare del Tempo, sono pronto a risponderti con quello che mi verrà in mente... ma non aspettarti idee grandiose!

 

Hiro.

 

 Vi saluto tutti.

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(13/02/2004 - 02:07)

Non ci crederete.....

di hikikomori

Non ci crederete ragazzi! Sono  tornato!

Sono stato via   per diversi giorni, via dal mondo intendo: ho dormito per tre giorni di fila,
  salvo le poche volte che mi alzavo per andare al bagno. Il bagno! Quella
  sì che è una gabbia! Non è colpa dell'architetto: è colpa mia che me ne sto qui a rimuginare i miei pensieri che adesso sono sparsi fra il cuscino e la tivù. La tengo sempre accesa ultimamente: il volume
  basso, tanto per non sentire ma così mi tiene compagnia. E' idiota, lo  so, ma oggi mi va bene così.

Francesca mi ha scritto un commento e mi chiede se quello che le accade è Hikikomori. Io non
  lo so, Francesca... io so solo che sono qui da non so quanto tempo. So che cosa provi e so che fa molto male ma tu una ragione per soffrire ce l'hai, mentre a me nessuna ragazza mi ha lasciato. 


  Ho solo deciso di chiudermi qui perché non mi piaceva il mondo.  So che è semplicistica come spiegazione e fa tanto piccola bugia che nasconde piccola verità ma non ho voglia di dirti altro a riguardo, per ora. Ti prego di scusarmi.
  

 Se vuoi scrivermi ancora del tuo mondo io sono qui e ti risponderò, almeno
  quando mi sentirò capace di farlo.
  Credimi, non è facile ma si può vivere anche se ti pesa tutto come se la casa, invece che in terra fosse sulle tue spalle, come se le tue mani fossero di vetro ed il tuo cuore un puntaspilli.
   La solitudine non è un fatto legato solo ai sentimenti ma è anche legato al tempo... e qui dovrei rispondere a Rocco, il mio assiduo amico Rocco che sempre mi chiede di parlare del tempo che scorre o che si ferma... Caro Rocco, vorrei trattare con te questo argomento ma alle volte divento pigro come un maiale che si crogiola nel fango e mi piace stare così...

E Cettina?
  L'ho trascurata un po' ma adesso la saluto, ovunque sia.
Ciao Cettina! Tutto bene?
  Com'è la tua isola oggi? Sai, qui abbiamo molti più rumori terrestri di te e molti sono inquieti come questo vento che sento soffiare qui fuori dalla finestra.

Terremoti, non rumori terrestri!

Scricchiolano i legni fuori dalla casa.

Ragazzi, vi saluto: ho sentito qualcuno di là dietro la porta... forse mi hanno portato da mangiare.
  Io vado perché ho davvero fame: tre giorni a dormire! Ecco cos'era tutto quel dolore allo stomaco!
Devo proprio essere pazzo.

Ciao a presto!<

Hiro


 

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(04/02/2004 - 19:42)

di hikikomori

05/02/2004

* * *Dove sono le mie cose?... |-(

Non trovo più niente da qualche giorno a questa parte! Ho perso i miei ultimi appunti! Sono troppo disordinato e se la stanza è abbastanza grande, riesco a perdere anche il letto in cui dormo 13 ore al giorno!

Rocco mi chiede del tempo, sempre la stessa domanda: il tempo non è denaro, non è scorrere di eventi fluidi! Il tempo è frantumazione dell'Io!

Ieri mi sono perso in una chat e ad un certo punto non ho capito più dov'ero finito. E voi sapete dove siete? Vi riesce di capire se siete qui o da qualche altra parte escogitata da altri a vostra insaputa?
Quando guardo la tivù mi rendo conto di non poter scegliere mai. Al cinema (quanto mi manca il cinema!) posso scegliere, non solo le poltrone, il giorno e l'ora della visione: posso anche scegliere il film ed i suoi contenuti! Alla tivù no! Lì dentro, tutto accade secondo un ordine prestabilito da altri per scopi commerciali e politici molto sottili e pericolosi per la coscienza di chi guarda.

Siamo tutti prigionieri di una fortezza senza pareti. E' la nostra natura e la pigrizia che ci spinge a morire lentamente senza aver mai vissuto davvero. E a farci morire sono gli altri, quelli che si nascondono dietro i palinsensti. E nemmeno lo sanno di essere nemici dell'umanità! Volete sapere cosa penso della tivù?
E' un demone rivoltato come un guanto, un demone con gli organi interni tutti estroflessi e la pelle dentro di sé. Un demone rovesciato o, se preferite un'immagine meno truce, un drago dallo stomaco infinito, uno stomaco che vomita i simulacri della nostra vita possibile. Finiamo per credere di essere quel che ci dicono che siamo; é più comodo che cercare di capire, come sto facendo io, chi siamo veramente.

Ma adesso rispondo a Cettina che sempre mi scrive:

Ciao, sono contento dei tuoi esami. Meno male che puoi ancora studiare... Sapevo che non avevi bisogno di preoccuparti. Sei sicuramente pronta per i prossimi, almeno psicologicamente. Mi sembra che tu abbia un atteggiamento positivo nei confronti dell'ignoto quotidiano, al contrario di me. E questo è un bene! Io non sono un modello utile a qualcosa: del resto, la mia scelta è solo mia e non riguarda nessun altro. Non voglio implicazioni o tentativi di salvataggio da parte degli altri perché mi sento bene così anche se so che quello che faccio può sembrare poco normale.

C'era un mio amico che si era chiuso nella sua stanza prima di me, molto prima che io facessi la stessa cosa. Quando ne è uscito mi ha detto di aver dormito per la maggior parte del tempo e di non ricordare quasi niente di quel periodo. Era uno che aveva paura di affrontare il mondo e si era nascosto per dimenticare la sua cultura. Diceva sempre che avrebbe voluto nascere in occidente ma poi aveva paura di leggere libri occidentali. Giocava spesso con altri amici online ma non credo che fosse una cima.

Adesso non so che cosa fa. Non credo che abbia ripreso a studiare. Io invece vorrei studiare e cerco di farlo come posso, leggendo i testi che un amico mi porta a casa e lascia davanti alla porta della mia stanza. La notte li ritiro e li leggo quando non riesco a dormire. Sono libri scientifici, molto complessi. Faccio fatica a seguirli. Sento che le cose potrebbero andare diversamente ma sono stanco di scrivere e poi la tastiera non scrive più bene: ci sono tasti che non funzionano più; dovrò cambiarla. Per scrivere questo pezzo ci ho messo il doppio del tempo.

Ciao a tutti.

Hiro. |-)


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(30/01/2004 - 19:29)

di hikikomori

30/01/2004

* * * Lentamente si muovono le colline...
Caro Rocco, non so se il tempo per te ha lo stesso significato che ha per me. Il mio scorre lento come una stagione brumosa, notturna. Sai com'è? Le Playstation mi hanno rotto davvero! Sono stufo di giocare sempre agli stessi stupidi giochi deficienti! Ci sono cose più importanti alla tivù. Peccato che la metà siano bugie caramellose.
Il tempo che cos'è? Scandire? Sequenza? Passaggio da uno stato all'altro ...di cosa?
Quando ero bambino il tempo era lungo come la coda di un cavallo. Non finiva mai e le giornate passavano dolci e levigate come un giocattolo di legno lucidato dall'uso. Era bello, mi piaceva la mia infanzia. Giocavo sempre da solo ma avevo un amico che stava dall'altra parte di una rete che divideva il mio giardino dal suo. Il mio aveva poca ghiaia ed il suo ne era colmo! Ogni tanto, lo facevo arrabbiare perché egli mi tirasse un po' dei suoi sassi così da riempire un po' il mio. Ma poi ho capito che avrei dovuto farlo arrabbiare tutti i giorni per almeno 50 anni ed io non avevo voglia di aspettare così tanto. Così passavo ad altri giochi divertenti. Ma poi è passata anche l'infanzia e mio padre ha cambiato città ed io ho perduto il giardino con pochi sassi ed ho perduto l'amico. Mi era antipatico, era spocchioso, presuntuoso come una Geisha invecchiata male. Non lo rimpiango.

Adesso non ho più nessun giardino e vivo chiuso qui dentro. Sono stufo di tutto quello che è là fuori. Non mi piace. Non so davvero perché ma non mi piace!

Era questo che volevi sapere Rocco? Il tempo come percezione dello scorrere di qualcosa? Scusami sai se mi sono sfogato con te ma alle volte mi arrabbio così e poi mi passa... forse perché non vedo più nessuno. I miei compagni di scuola sono andati avanti ed io studio da solo ma non so se va bene... Non so proprio che fare alle volte ma è così: Mi ci sono abituato.

E Cettina mi ha chiesto del libro che sto leggendo...

Ciao Cettina. Il libro... é un libro complicato: mi piacciono i libri complicati anche se poi non sempre riesco a leggerli fino in fondo. E tu? Che cosa leggi di solito? Il mio parla di indroduzione alla percezione visiva ed acustica: sono 50 lezioni molto interessanti ma non credo che possa diventare argomento di discussione e non è un libro facile da reperire.

Hai letto la mia poesia e sei ancora viva? Strano.

Mi parli poi del tuo paese (che io non ho visto) ma ne parli con pudore, quasi come se fosse colpa tua.
Poco importa. La terra non è fatta solo dalle persone che la abitano. Però mi sembra strano che tu debba subito dirmi cose non belle della tua isola. Anche noi abbiamo un bel sistema di isole anche se abbiamo molti più vulcani e terremoti di voi. Anche noi abbiamo dei problemi e la gente non è felice. Ma ci sono cose di cui non si parla mai anche se ci sono e fanno male.

Mi dicevi dei fiori. Che cosa sono per te questi fiori? Ne parli come di qualcosa... scusa un momento. Ho sentito dei rumori alla porta.

Niente, era mia madre, mi ha portato da mangiare. So che mi vuole bene ma alle volte mi chiedo perché.
E' verdura e pesce. A me piace il pesce ma lo mangio con noia perché rappresenta il mondo fuori di qui.
Ma parliamo di quello che mi hai scritto. Hai due esami? E quali materie frequenti? Lunedì, Martedì... Non so me mi leggerai prima di allora ma vorrei dirti di non avere paura anche se le mie parole valgono poco perché non so che cosa ti fa paura davvero, se gli esami o l'idea di te stessa speronata dal risultato dei tuoi esami. Non credo che affonderai.Sono solo esami e non una baleniera che ti viene incontro a tutta velocità.

E poi, perché studi se devi avere timore dei risultati? Che senso ha? Lo dico con gentilezza, non voglio criticarti per i tuoi timori. Sono frequenti in chi studia senza avere la giusta cordialità per lo studio che segue.
Anch'io sono pieno di paure ma non ho paura di studiare. Mi piace. E' una delle poche cose che sento veramente mie e nessuno può metterci le orecchie.

Poi mi parli di altre cose che mi confondono un po'. Che vuoi dire quando dici che leggi fra le righe? Che cosa c'è scritto fra le righe? I tuoi pensieri hanno bisogno di righe come le note hanno bisogno del pentagramma? Sei buffa sai? Mi hai fatto sorridere! Non capita spesso e non è molto educato sorridere senza conoscere la persona per cui si sorride. Mi scuso con te se sono stato ineducato.

Ma adesso devo riordinare la stanza. Non trovo più i miei appunti di ieri ed ho voglia di vedere un po' di programmi televisivi, un po' di musica. Mi piacciono i videoclip.

Ciao a tutti , vado via.

Hiro.


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(25/01/2004 - 16:06)

di hikikomori

23/01/2004

* * * Hiro è qui
e si muove lentamente dietro le palpebre ancora chiuse dal sonno.
Hiro sono io, anche oggi. Anche in questa mattina noiosa, brumosa di nebbie metropolitane.
Tokyo è lontana milioni di chilometri dalla mia stanza ma la sento lo stesso, la sento ruminare il suo sottobosco di gambe e di braccia umane e di gente che si appisola sulla metropolitana, al caldo dei sedili e del dondolio del tempo fra una stazione e l'altra.

Sapete cosa succede quando mi alzo? In un solo istante tutte le cose tornano al loro posto perché - sono sicuro che sia così - durante la notte mai buia (tengo sempre una luce accesa, non per paura del buio ma per paura del silenzio che il buio genera intorno alle cose immobili) tutte le cose si muovono, gli oggetti cambiano di posizione e se ne vanno in giro per la stanza e le ombre guizzano come pesci argentei sui muri e sulle finestre. Non possono uscire solo perché le tengo chiuse.

E voi come dormite? Si apre anche a voi un sottile pertugio e vi ci infilate dentro?
Il sonno è un momento confuso di indeterminatezza dove si finisce spesso per dimenticare o ricordare chi siamo veramente.
Quando chiudo gli occhi, vedo lampi di luce che si muovono sullo sfondo, osservo ombre luminose, oggetti o forme geometriche, solide, incredibilmente nitide affacciarsi per poi svanire lentamente.

Ma non voglio annoiarvi con queste osservazioni: del sonno e delle sue caverne creative parlerò la prossima volta.

Cettina è gentile: mi scrive ancora.
Mi offre la visione magica di narcisi che stanno per sbocciare sul suo terrazzo.
Ciao Cettina. Perché sei qui di nuovo? Lo sai che sto scrivendo dal nulla e per il nulla? Che io non sono io ma sono un'invenzione del tempo? Una infinita serie di parole messe una dietro l'altra?

Vedi, io anche se sono irreale, se traccio una linea colorata sul muro, questa rimale lì come se fossi veramente passato di qui, attraverso i tuoi occhi che leggono queste righe. E' strano ma è così. Esisto solo nello sguardo di chi passa di qui.
Ma la realtà com'è? La mia stanza, l'immensa rumorosa Tokyo dove mio padre non ha potuto comprare un'auto perché non gli hanno dato il permesso finché non ha potuto trovare anche un posto dove parcheggiarla?
Ma più semplicemente la mia stanza? Vuoi sapere quante volte apro la porta? Due volte al giorno: una per ritirare il cibo, l'altra per andare al bagno passando da un piccolo corridoio che nessuno frequenta per abitudine familiare.
E sai che cosa significa questo?
Niente.
Io non so che cosa significa. Io so solo che vivo così e sono stufo di pensarci sù.
Ma tu che vuoi? Perché mi parli di te?

Ma se sei qui è segno che vuoi parlare di questo e non d'altro.
E mi dici che hai paura del tuo futuro e del tuo oggi.
Mi dispiace: so che cosa vuoi dire, almeno credo. Fa male qui dentro.
Che cos'è l'oggi per te? Perché ti spaventa?
Il futuro non esiste, credimi, per nessuno. Il futuro non può essere minaccioso perché ancora non si è formato ed appena si forma, subito si dissolve nel futuro successivo, come i fotogrammi di una pellicola cinematografica o di un videogioco.
Come può farti male un solo fotogramma?

Ma se tu parli del futuro concreto, quello che noi combiniamo, quello vedo tutti i giorni. Mi alzo e so già che cosa farò. Muoverò il mouse per far uscire il Drago Dormiente, (il monitor) dal suo stupido stanby. La Chat è sempre lì. Leggo ma non partecipo. In pratica, posso dirti già tutto quello che accadrà in questa stanza e nei suoi dintorni e questo non è, non può essere il futuro come lo immaginiamo.
Il futuro dovrebbe essere qualcosa che ancora non è avvenuto ma se io lo posso immaginare in così grande dettaglio, come posso chiamarlo futuro?
E poi vado in bagno.

Pensavo, fra una Chat e l'altra, che Internet è un futuro alla rovescia dove tutto il possibile si è già realizzato, tutto è già avvenuto, accaduto, si è verificato, stratificato, ma è stato accantonato in un archivio da cui ciascuno può attingere quel che vuole, il futuro che vuole (quello raggiungibile dell'informazione già presente ma non ancora raggiunta, perciò futura).
Ma è un futuro fatto di parole e di informazioni per la maggior parte fasulle. C'è anche molta creatività e fantasia ma è così ben affogata nel miele e nei profumi volgari della banalità da essere praticamente irrilevante.

E poi c'è molta gente dall'animo malato che gira come un falco per le linee che attraversano il mondo della rete, persone che vivono una solitudine che loro stessi non comprendono.
E fanno del male agli altri senza ottenere in cambio alcun vantaggio.

Non c'è alcuna crescita in questo modo di procedere.
Io faccio fatica a trovare il coraggio di vivere ogni giorno ma almeno ci provo e se faccio qualcosa lo faccio a me stesso. Ance se mi faccio del male, in realtà mi proteggo. Le pareti di carta di riso sono fragili ma siamo fragili anche noi e quando le pareti sono l'estensione della nostra anima, liberarsi vuol dire anche ferirsi. Ecco perché sono qui chiuso nella mia stanza. Non so ancora come uscire senza ferirmi.

Credo che sia necessario un periodo di riflessione maggiore su quanto ho appena scritto. Ho riletto le ultime riflessioni e non so se sono sicuro d'aver capito bene quello che mi è venuto spontaneo scrivere. La tastiera del computer è, talvolta, un Maestro dispettoso.

Cettina, grazie per la bella poesia.
Anch'io scrivo poesie, certamente non così belle. Te ne leggo una a voce ma dal momento che non puoi sentirmi te la scriverò qui di seguito. Tu però ricorda che sono una creatura immaginaria, non dimenticarlo mai.

* * *

Ci sono cose
che sole dovrebbero bastare:
avere chiaro il compito (in classe)
ma non la votazione (il voto).

Costellazioni notturne,
in questo giorno a ritroso:
sentieri scoscesi, parole minute,
come foglie di ligustro.
(in questo giorno a quadretti)

Considerando il tutto,
a questo Niente, io devo servire
un piatto vuoto e pietanze d'aria,
per questa cena ultima (e non ultima),

corrompendo il tempo e le sue fauci voraci
con una cantilena nebbiosa,
impotente, incrostante,
vagamente insolente.

Marcando il tempo che viene
con lampi di noia dorata,
m'appisolo mentendo
In questa brughiera di pensieri meticci.

E così, calmo il rumore insistente
di questo mare incostante (e la sua risacca atmosferica),
sottile come una foglia di gelso,
vista di profilo.

* * *

Non è un granché... ma io scrivo cose così. Ogni tanto.
Adesso vi lascio tutti per qualche giorno ancora perché voglio chiudermi nella lettura di un libro nuovo...
Parla di cose normali. Credo.

Hiro.

© H. Rouge

 


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(16/01/2004 - 01:56)

di hikikomori

Note:
L'Hikikomori (appartarsi, rannicchiarsi in se stessi, isolarsi) è una patologia, un epifenomeno di ritiro sociale che ha le sue origini nell'emisfero culturale ed umano del Giappone contemporaneo. Giovani ed adolescenti, prevalentemente maschi, si rinchiudono nella loro stanza, anche per anni, senza uscirne mai, in un isolamento che esprime un disagio che va ben al di là della semplice crisi adolescenziale. Questo Blog non intente però affrontare l'argomento da un punto di vista scientifico.
Quello che potrete trovare in queste pagine è solo il prodotto di una virtualità esasperata ed autoreferenziale. Nulla di quanto è scritto è vero o falso, reale od immaginario. Il protagonista giapponese è da considerarsi una figura immaginaria. Per questo (ed altro), ogni riferimento a fatti o persone è da ritenersi assolutamente casuale.
Tokyo, Settobre 2003
© H. Rouge


Hikikomori
Diario di bordo di un Isolatra.

Salve. |-)

Mi chiamo Hiro o così, almeno, se non ricordo male, penso di chiamarmi.
Sono il prodotto di una alterazione culturale (che potrebbe anche essere genetica), alterazione che non accetto.
L'autore di questa traduzione mi ha definito un "isolatra", un adoratore passivo dell'isolamento eletto a fuga infinita, circolare, incessante.
Lui (il mio traduttore) è convinto di avermi inventato, è convinto d'essere lui ad avermi creato, dato un nome, una postazione, sei PlayStation, una tivù, due computer, un telefono cellulare (che non uso) ed è convinto d'aver messo su questa finzione per giustificare l'aumento di entropia nell'universo.
Si sbaglia. IO sono reale. Come questa stanza dalla quale non esco più da almeno sei mesi.

02/01/2004

Rieccomi dopo molto tempo: scusate ma ero proprio fuori dal mondo!

Che avevo scritto prima? Ah, sì!
...Ma a dire il vero io non esisto.
E se esisto, esisto solo come Hiro (che in idioma anglosassone si pronuncia più o meno come "Hero", eroe). E forse, in futuro, tenterò una distinzione fra IO ed io.
Ma io non sono un eroe e nemmeno il suo esatto contrario.
Sono (credo) un prodotto dell'ingegno umano o della sua completa abominazione.
Per questo (ed altro) mi sono chiuso nella mia stanza e non esco di qui da almeno otto mesi.
Mi chiamo Hiro e vivo in una casa prigioniera dei sobborghi insonni di Tokyo.
Mi chiamo Hiro ma non rispondo mai quando mi chiamo.

In realtà, non vado a scuola da almeno nove mesi o forse più. La cosa mi disturba ma non posso farci niente.
Mi sento un deficiente, un incapace di reagire: Penso alla scuola, penso che dovrei servirmene ma la cosa mi terrorizza!
I miei compagni vanno avanti ed io resto qui.
Alle volte sento rumori fuori della porta.

La apro solo due volte a giorno per sottrarre il vassoio al pavimento di legno odoroso che mi disturba.
Mia madre cerca di farmi mangiare verdure cotte a vapore e me le nasconde fra le altre cose che io trangugio guardando in tivù.
programmi che non seguo. Li guardo scorrere come materia fredda in un imbuto sempre più stretto.
Come il mio stomaco.

Mi ha scritto Cettina... non so se risponderò per ora...

Ciao Cettina!

Vedremo...

Ciao a tutti!

Hiro.


16/01/2004

*** Rispondo a Cettina:
Ciao, non mi hai spaventato.
E come potrei se io non esisto? (ricordami in futuro di definire la differenza fra io ed IO). Nelle note di introduzione al Blog il mio curatore ha infatti scritto che sono da considerare una figura immaginaria. Comodo no? Ma c'è una parte di me che si ribella lo sai, Cettina? Mi tornano alla mente letture curiose, occidentali, preoccupanti.
Ricordo il frammento tratto da un racconto di uno scrittore Argentino. Credo si chiamasse Borges. J.L. Borges. Il racconto si chiamava ..."La casa di Asterione".

Cito a memoria: ..."Due sole cose sono reali: in alto, l'intricato Sole, in basso, Asterione".

Mi sento come lui; aveva paura, ricordo... e con lui le greggi belanti... era un bel racconto: dovresti leggerlo se già non l'hai fatto.

E tu non hai paura, Cettina, di parlare con una creatura immaginaria, così immaginaria da non poter essere nemmeno racchiusa in una stanza? Tu hai scitto che il mio, forse non è un problema . Ma non lo è? La tua insegnante di giapponese è stata anche lei chiusa dentro un cubo di carta di riso? Quante cose non ti ha detto? Quali lei stessa ha ammesso? Non è facile, credimi, essere Hikikomori. Non è facile capire di esserlo e perché lo si diventa.

Ogni tanto mi arrivano i profumi della città. Li chiamo così perché non hanno un loro nome come le persone. I sobborghi sono eleganti ma non c'è vita se non in superficie. Tutto alle volte mi sembra polveroso. Il mio Paese è sempre in bilico fra tradizione e tradizione. Qui tutto è tradizione anche la tecnologia. Viene voglia di scappare ma non sai dove.

Adesso voglio parlarti del tempo. E' una cosa importante il tempo. Alle volte penso che l'universo sia più il prodotto di una scansione temporale che una variazione continua di stato, una oscillazione materia-energia.

La tivù è il mio secondo orologio.
Il primo è... Come si chiama? Non ricordo il nome delle cose quando le guardo troppo a lungo.
Diventano trasparenti, si sdoppiano, si sovrappongono, sfumano in un bagliore indistinto, tremolante.

Parlo con le cose.
Mi ascoltano?

Non capita anche a voi? Provate a fissare una cosa cercando di tenere fermo lo sguardo... dopo un po' la cosa scompare, diviene evanescente, grigia.

In realtà alle volte ho paura.
Mi ripiego in due e poi in quattro e poi in sette e poi in dodici fino a diventare un tappetino di canne.
Alle volte penso (penso?) di essere stato un Origami in una vita precedente.
Mi ripiego ma non mi spezzo. Come dite voi.

Resto qui.

Scriverò questo diario di bordo perché il tempo non passa bene attraverso il buco che ho creato nella parete che divide la mia stanza con un piccolo ripostiglio.
Non credo che riuscirò mai a farlo scorrere più velocemente, il tempo, perché s'inceppa nelle cose e nelle mie idee, come un grumo in un imbuto, impedendo al resto di scorrere e passare da un contenitore all'altro.

Il tempo non esiste.
Scorre da sé intorno alle mie cose, alla PlayStation, alla tivù ed alla libreria dove ho messo tutti i libri al contrario. Le costole verso il muro, per non sentirmi spiato.

AA BB CC... Scrivere sulla tastiera è il mio terzo orologio.
Scrivo sempre la notte, il giorno è della tivù e delle Chat, alle sole Chat a cui permetto di entrare, almeno fino alla superficie interna del monitor.

Più in là del monitor non vanno.
La stanza è mia, la stanza sono io.

Domani faccio l'elenco delle cose che chiudono questa giornata di diario scritto.

Ciao. |-(

Hiro.

© H. Rouge

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(16/01/2004 - 01:53)

di hikikomori

Note:
L'Hikikomori (appartarsi, rannicchiarsi in se stessi, isolarsi) è una patologia, un epifenomeno di ritiro sociale che ha le sue origini nell'emisfero culturale ed umano del Giappone contemporaneo. Giovani ed adolescenti, prevalentemente maschi, si rinchiudono nella loro stanza, anche per anni, senza uscirne mai, in un isolamento che esprime un disagio che va ben al di là della semplice crisi adolescenziale. Questo Blog non intente però affrontare l'argomento da un punto di vista scientifico.
Quello che potrete trovare in queste pagine è solo il prodotto di una virtualità esasperata ed autoreferenziale. Nulla di quanto è scritto è vero o falso, reale od immaginario. Il protagonista giapponese è da considerarsi una figura immaginaria. Per questo (ed altro), ogni riferimento a fatti o persone è da ritenersi assolutamente casuale.
Tokyo, Settobre 2003
© H. Rouge


Hikikomori
Diario di bordo di un Isolatra.

Salve. |-)

Mi chiamo Hiro o così, almeno, se non ricordo male, penso di chiamarmi.
Sono il prodotto di una alterazione culturale (che potrebbe anche essere genetica), alterazione che non accetto.
L'autore di questa traduzione mi ha definito un "isolatra", un adoratore passivo dell'isolamento eletto a fuga infinita, circolare, incessante.
Lui (il mio traduttore) è convinto di avermi inventato, è convinto d'essere lui ad avermi creato, dato un nome, una postazione, sei PlayStation, una tivù, due computer, un telefono cellulare (che non uso) ed è convinto d'aver messo su questa finzione per giustificare l'aumento di entropia nell'universo.
Si sbaglia. IO sono reale. Come questa stanza dalla quale non esco più da almeno sei mesi.

02/01/2004

Rieccomi dopo molto tempo: scusate ma ero proprio fuori dal mondo!

Che avevo scritto prima? Ah, sì!
...Ma a dire il vero io non esisto.
E se esisto, esisto solo come Hiro (che in idioma anglosassone si pronuncia più o meno come "Hero", eroe). E forse, in futuro, tenterò una distinzione fra IO ed io.
Ma io non sono un eroe e nemmeno il suo esatto contrario.
Sono (credo) un prodotto dell'ingegno umano o della sua completa abominazione.
Per questo (ed altro) mi sono chiuso nella mia stanza e non esco di qui da almeno otto mesi.
Mi chiamo Hiro e vivo in una casa prigioniera dei sobborghi insonni di Tokyo.
Mi chiamo Hiro ma non rispondo mai quando mi chiamo.

In realtà, non vado a scuola da almeno nove mesi o forse più. La cosa mi disturba ma non posso farci niente.
Mi sento un deficiente, un incapace di reagire: Penso alla scuola, penso che dovrei servirmene ma la cosa mi terrorizza!
I miei compagni vanno avanti ed io resto qui.
Alle volte sento rumori fuori della porta.

La apro solo due volte a giorno per sottrarre il vassoio al pavimento di legno odoroso che mi disturba.
Mia madre cerca di farmi mangiare verdure cotte a vapore e me le nasconde fra le altre cose che io trangugio guardando in tivù.
programmi che non seguo. Li guardo scorrere come materia fredda in un imbuto sempre più stretto.
Come il mio stomaco.

Mi ha scritto Cettina... non so se risponderò per ora...

Ciao Cettina!

Vedremo...

Ciao a tutti!

Hiro.


16/01/2004

*** Rispondo a Cettina:
Ciao, non mi hai spaventato.
E come potrei se io non esisto? (ricordami in futuro di definire la differenza fra io ed IO). Nelle note di introduzione al Blog il mio curatore ha infatti scritto che sono da considerare una figura immaginaria. Comodo no? Ma c'è una parte di me che si ribella lo sai, Cettina? Mi tornano alla mente letture curiose, occidentali, preoccupanti.
Ricordo il frammento tratto da un racconto di uno scrittore Argentino. Credo si chiamasse Borges. J.L. Borges. Il racconto si chiamava ..."La casa di Asterione".

Cito a memoria: ..."Due sole cose sono reali: in alto, l'intricato Sole, in basso, Asterione".

Mi sento come lui; aveva paura, ricordo... e con lui le greggi belanti... era un bel racconto: dovresti leggerlo se già non l'hai fatto.

E tu non hai paura, Cettina, di parlare con una creatura immaginaria, così immaginaria da non poter essere nemmeno racchiusa in una stanza? Tu hai scitto che il mio, forse non è un problema . Ma non lo è? La tua insegnante di giapponese è stata anche lei chiusa dentro un cubo di carta di riso? Quante cose non ti ha detto? Quali lei stessa ha ammesso? Non è facile, credimi, essere Hikikomori. Non è facile capire di esserlo e perché lo si diventa.

Ogni tanto mi arrivano i profumi della città. Li chiamo così perché non hanno un loro nome come le persone. I sobborghi sono eleganti ma non c'è vita se non in superficie. Tutto alle volte mi sembra polveroso. Il mio Paese è sempre in bilico fra tradizione e tradizione. Qui tutto è tradizione anche la tecnologia. Viene voglia di scappare ma non sai dove.

Adesso voglio parlarti del tempo. E' una cosa importante il tempo. Alle volte penso che l'universo sia più il prodotto di una scansione temporale che una variazione continua di stato, una oscillazione materia-energia.

La tivù è il mio secondo orologio.
Il primo è... Come si chiama? Non ricordo il nome delle cose quando le guardo troppo a lungo.
Diventano trasparenti, si sdoppiano, si sovrappongono, sfumano in un bagliore indistinto, tremolante.

Parlo con le cose.
Mi ascoltano?

Non capita anche a voi? Provate a fissare una cosa cercando di tenere fermo lo sguardo... dopo un po' la cosa scompare, diviene evanescente, grigia.

In realtà alle volte ho paura.
Mi ripiego in due e poi in quattro e poi in sette e poi in dodici fino a diventare un tappetino di canne.
Alle volte penso (penso?) di essere stato un Origami in una vita precedente.
Mi ripiego ma non mi spezzo. Come dite voi.

Resto qui.

Scriverò questo diario di bordo perché il tempo non passa bene attraverso il buco che ho creato nella parete che divide la mia stanza con un piccolo ripostiglio.
Non credo che riuscirò mai a farlo scorrere più velocemente, il tempo, perché s'inceppa nelle cose e nelle mie idee, come un grumo in un imbuto, impedendo al resto di scorrere e passare da un contenitore all'altro.

Il tempo non esiste.
Scorre da sé intorno alle mie cose, alla PlayStation, alla tivù ed alla libreria dove ho messo tutti i libri al contrario. Le costole verso il muro, per non sentirmi spiato.

AA BB CC... Scrivere sulla tastiera è il mio terzo orologio.
Scrivo sempre la notte, il giorno è della tivù e delle Chat, alle sole Chat a cui permetto di entrare, almeno fino alla superficie interna del monitor.

Più in là del monitor non vanno.
La stanza è mia, la stanza sono io.

Domani faccio l'elenco delle cose che chiudono questa giornata di diario scritto.

Ciao. |-(

Hiro.

© H. Rouge